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giovedì 1 settembre 2011

L'Amazzonia è brasiliana ?

Recentemente una mia cara amica (Adriana Massaro Leoni) mi ha inviato il testo di un intervento di un senatore brasiliano (Cristovam Buarque**  -nella foto sotto- …….niente parentele con il mio idolo…..sembra) in una Università americana (novembre 2000).



L’argomento è molto, molto importante……. Biologicamente parlando è importante tanto quanto la vita su questo pianeta :  la difesa dell’Amazzonia.


Ad una prima lettura, il discorso del senatore brasiliano mi ha irritato profondamente. Per un integralista come me se la domanda è “Amazzonia” la risposta non può essere “bambini poveri”. Poi però rileggendo e ripensandoci ho trovato le argomentazioni di Cristovam Buarque più che valide, così ho deciso di tradurre l’intervento dal portoghese all’italiano e di pubblicarlo per condividerlo.

Rimane sempre la speranza che il Brasile, con questi suoi ultimi ottimi governi, riesca a salvaguardare l’Amazzonia e con essa la vita sulla Terra.  
  
Segue il testo tradotto dal Portoghese * 

Durante un dibattito in una università degli Stati Uniti all’ex governatore federale, ex ministro dell’educazione e attuale Senatore brasiliano, Cristovam Buarque è stato chiesto cosa pensasse riguardo all’ “internazionalizzazione”  dell’AMAZZONIA.
Un giovane americano introdusse la sua domanda dicendo che si aspettava la risposta di un umanista e non di un brasiliano.
 Questa fu la risposta di Cristovam Buarque :

<<Come brasiliano sono semplicemente contrario all’ internazionalizzazione dell’Amazzonia. Anche se i nostri governi non lo hanno mai tenuto nella giusta considerazione, questo patrimonio è nostro.

Come umanista, sentendo il rischio del degrado ambientale che sta soffrendo l’Amazzonia, posso schierarmi a favore della sua internazionalizzazione, come anche a favore  dell’internazionalizzazione di tutto ciò che ha importanza per l’Umanità.

Se l’Amazzonia, da un punto di vista “umanista”, deve essere internazionalizzata, dovremo internazionalizzare anche le riserve di petrolio del mondo intero.
Il petrolio è tanto importante per il benessere dell’Umanità quanto l’amazzonia per il nostro futuro. Malgrado questo, i padroni delle riserve di petrolio si sentono in diritto di incrementare o diminuire l’estrazione del petrolio e alzarne o meno il prezzo.

Nello stesso modo, il capitale finanziario dei Paesi ricchi dovrebbe essere internazionalizzato. Se l’Amazzonia è una riserva per tutti gli esseri umani, non può essere bruciata per il volere di un padrone o di un Paese. Bruciare l’Amazzonia è tanto grave quanto la disoccupazione provocata dalle decisioni arbitrarie degli speculatori globali. Non possiamo lasciare che le riserve finanziarie servano per “bruciare” interi paesi nella voluttà della speculazione.
  
Prima dell’Amazzonia, mi piacerebbe vedere l’internazionalizzazione di tutti i grandi musei del mondo. Il Louvre non deve appartenere solo alla Francia. Ogni museo del mondo è custode delle più belle opere prodotte dal genio umano. Non si può lasciare che questo patrimonio culturale, così come quello naturale amazzonico, sia manipolato o distrutto secondo le voglie di un proprietario o di un Paese. Recentemente un milionario giapponese ha deciso di farsi seppellire assieme  a un dipinto di un grande Maestro; prima di ciò, quel quadro sarebbe dovuto essere internazionalizzato.

Proprio a questo meeting, in cui le Nazioni Unite hanno realizzato il “Forum del Millennio”, alcuni presidenti di alcuni Paesi hanno avuto difficoltà nell’arrivare a causa dei blocchi alle frontiere degli USA. Per questo penso che New York, in quanto sede delle Nazioni Unite, deve essere internazionalizzata. Per lo meno Manhattan dovrebbe appartenere a tutta l’umanità. Così come Parigi, Venezia, Roma, Londra, Rio de Janeiro, Brasilia, Recife, ogni città, con la sua particolare bellezza, la sua storia, dovrebbe appartenere al mondo intero. 

Se gli Stati Uniti vogliono internazionalizzare l’Amazzonia, per evitare il rischio di lasciarla in mano ai brasiliani, bisogna internazionalizzare anche tutti gli arsenali nucleari americani. Anche perché gli americani hanno già dimostrato di essere capaci di usare queste armi, provocando distruzioni migliaia di volte maggiori di quelle dovute ai deplorevoli incendi avvenuti nelle foreste del Brasile. 

Durante i loro dibattiti elettorali, i candidati alla presidenza degli Stati uniti hanno sostenuto l’idea di internazionalizzare le riserve forestali mondiali in cambio dell’azzeramento del debito.
Iniziamo a usare questo debito per garantire ad ogni bambino del mondo la possibilità di andare a scuola. Potremmo internazionalizzare i bambini trattandoli, tutti, a prescindere dal Paese di nascita, come un patrimonio che merita le attenzioni di tutto il mondo. Ancora di più di ciò che merita l’Amazzonia.
Quando i leaders mondiali tratteranno i bambini poveri come patrimonio dell’umanità, non permetteranno che i bambini lavorino, mentre invece dovrebbero studiare, che muoiano, quando dovrebbero vivere.

Come umanista accetto di difendere l’internazionalizzazione del mondo.
Ma fintanto che il mondo mi tratterà come brasiliano, lotterò perché l’Amazzonia sia nostra. Solo Nostra.>>


*Per chi volesse leggere l’articolo originale in Portoghese :

**Cristovam Buarque (Recife, 1944) è un ingegnere meccanico, economista, professore universitario ed è entrato nella politica grazie al Presidente Lula che nel suo primo mandato lo nominò ministro dell’educazione. 


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